di sonno e paranoia.

•27 luglio 2016 • Lascia un commento

Non mi sentivo così infatuata dal 15 18.
Mi brucia dentro. Sto sfiorando la follia.

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M.B.

•13 giugno 2016 • Lascia un commento

La vita dovrebbe essere tutta come l’11 Giugno 2016.

Su di un treno

•24 maggio 2016 • Lascia un commento

Non riesco a fare distinzioni tra i libri. Se impiego più di due settimane a leggerne uno, se non lo capisco, se mi distraggo continuamente sono io quella stupida, sono io ad avere un problema, non importa se io stia leggendo un romanzo di narrativa contemporanea o un saggio scientifico del 700. Non c’è alcuna distinzione. Il problema sono io. Sono sempre stata io. E non importa quanti libri io riesca a leggere, mi rimangono solo i rimproveri per quelli che non capisco. Non importa se lavoro, studio, seguo, non mi fermo per 12 ore di fila, a pesarmi è quell’ora persa. Sono genericamente impossibilitata ad essere soddisfatta di me stessa. Non che creda di essere peggio di molta altra gente, è che vedo solo tutti quelli migliori di me. Che siano 10 su 100 poco importa, è come se il resto del mondo neanche esistesse.

Non ce la faccio

•12 maggio 2016 • Lascia un commento

“Amore, amore,
sono incazzato da morire,
ma con l’amore e non con te,
perché ti odio
così teneramente,
che anche un cieco lo vede,

t’amo disperatamente,
si può esser più coglioni,
piango come un deficiente,
mentre ascolto le canzoni”

i confronti

•17 aprile 2016 • Lascia un commento

Faccio confronti, in continuazione, è inutile smetterla o fingere, questo blog ti appartiene come forse poche cose ti apparterranno nell’esistenza e neanche lo sai. Se riesco a sopravvivere è solo ed unicamente perché continuo a fare i confronti con te, nessuno mi prende come te, nemmeno il dolore è mai minimamente paragonabile al dolore che ho provato e che continuo a provare per te. Nessun dolore riesce a buttarmi veramente giù perché penso sempre che, alla fine dei conti, non sei tu. E quindi? Quindi che cosa cazzo me ne frega. Sì probabilmente starò male e soffrirò ma non sei tu. Non lo sarai mai. Mai più. Persino il dolore è solo l’unghia di un dito del dolore che ho provato per te. Qualsiasi emozione, qualsiasi intensità, qualsiasi pensiero, non è mai MINIMAMENTE paragonabile a tutto quello che sei stato tu. Può far male, ma tanto non sei tu. E quindi è più facile. Ormai è sempre più facile. Perché peggio di così non può andare. Perché tanto nessuno sarà mai tu. Sono almeno 5 anni che non esiste una persona che possa diventare tu. Tu sei tu e non ci sarà mai nient’altro. Non meritano né di essere rincorsi, né di essere compresi, né di essere aspettati. Eppure loro credono di essere te. Credono di essere così importanti. Poveri illusi. È vero. Sto male. Ma per chi? Tanto, anche fosse andata bene, comunque non saresti stato tu.

In fin dei conti vorrei solo fare sesso. E basta. Tanto tutto il resto eri solo tu. E il problema è che lo sei ancora.

•31 marzo 2016 • Lascia un commento
Sai cosa mi spaventa? La calma innaturale con cui ultimamente parlo di te, la calma con cui riesco a dire che eri (o sei) l’uomo della mia vita, la calma con cui riesco anche a vederla la tua vita senza provare più dolore né rabbia accecante. La calma con cui valuto ogni uomo e la calma con cui ammetto a me stessa che non ci sarà mai nessuno in grado di superare quello che eri e quello che sei, quello sei stato. La calma che provo nel pensarti, nell’accettare.

•5 dicembre 2015 • Lascia un commento
Quando tu dormirai dimenticata
Sotto la terra grassa
E la croce di Dio sarà piantata
Ritta sulla tua cassa,
 
Quando ti coleran marcie le gote
Entro i denti malfermi
E nelle occhiaie tue fetenti e vuote
Brulicheranno i vermi,
 
Per te quel sonno che per altri è pace
Sarà strazio novello
E un rimorso verrà freddo, tenace,
A morderti il cervello.
 
Un rimorso acutissimo ed atroce
Verrà nella tua fossa
A dispetto di Dio, della sua croce,
A rosicchiarti l’ossa.
 
Io sarò quel rimorso. Io te cercando
Entro la notte cupa,
Lamia che fugge il dì, verrò latrando
Come latra una lupa;
 
Io con quest’ugne scaverò la terra
Per te fatta letame
E il turpe legno schioderò che serra
La tua carogna infame.
 
Oh, come nel tuo core ancor vermiglio
Sazierò l’odio antico,
Oh, con che gioia affonderò l’artiglio
Nel tuo ventre impudico!
 
Sul tuo putrido ventre accoccolato
Io poserò in eterno,
Spettro della vendetta e del peccato,
Spavento dell’inferno:
 
Ed all’orecchio tuo che fu sì bello
Sussurrerò implacato
Detti che bruceranno il tuo cervello
Come un ferro infocato.
 
Quando tu mi dirai: perchè mi mordi
E di velen m’imbevi?
Io ti risponderò: non ti ricordi
Che bei capelli avevi?
 
Non ti ricordi dei capelli biondi
Che ti coprian le spalle
E degli occhi nerissimi, profondi,
Pieni di fiamme gialle?
 
E delle audacie del tuo busto e della
Opulenza dell’anca?
Non ti ricordi più com’eri bella,
Provocatrice e bianca?
 
Ma non sei dunque tu che nudo il petto
Agli occhi altrui porgesti
E, spumante Licisca, entro al tuo letto
Passar la via facesti?
 
Ma non sei tu che agli ebbri ed ai soldati
Spalancasti le braccia,
Che discendesti a baci innominati
E a me ridesti in faccia?
 
Ed io t’amavo, ed io ti son caduto
Pregando innanzi e, vedi,
Quando tu mi guardavi, avrei voluto
Morir sotto a’ tuoi piedi.
 
Perchè negare – a me che pur t’amavo –
Uno sguardo gentile,
Quando per te mi sarei fatto schiavo,
Mi sarei fatto vile?
 
Perchè m’hai detto no quando carponi
Misericordia chiesi,
E sulla strada intanto i tuoi lenoni
Aspettavan gl’Inglesi?
 
Hai riso? Senti! Dal sepolcro cavo
Questa tua rea carogna,
Nuda la carne tua che tanto amavo
L’inchiodo sulla gogna,
 
E son la gogna i versi ov’io ti danno
Al vituperio eterno,
A pene che rimpianger ti faranno
Le pene dell’inferno.
 
Qui rimorir ti faccio, o maledetta,
Piano a colpi di spillo,
E la vergogna tua, la mia vendetta
Tra gli occhi ti sigillo.